Un aumento del 15% degli incassi rispetto alla trascorsa edizione, oltre 40mila spettatori, circa 45mila le pagine del sito www.tglff.com visitate,
Anche i Social Network hanno registrato un grande successo: Facebook ufficiale conta oltre 3.400 amici, mentre la fan page, creata all'inizio del Festival, ha raggiunto sole nei primi due giorni 2.000 contatti. Tra gli amici del Festival che hanno postato i loro commenti anche alcuni volti noti come Peter Cameron, Fabio Canino e Ferzan Ozpetek.
Bilancio, quindi, più che positivo per l’edizione 2010 del festival torinese, che ha riscontrato oltre al successo di pubblico anche una grande attenzione da parte della stampa e, che per le sue nozze d’argento, ha visto come protagonisti oltre agli scrittori Peter Cameron e Ivan Cotroneo e al regista israeliano Eytan Fox (che ha presentato in anteprima mondiale e con grande successo Mary Lou), anche Claudia Cardinale, che ha inaugurato la manifestazione, James Ivory che ha ricevuto il Premio alla Carriera “Dorian Gray” e Patty Pravo, madrina della serata di premiazione.
In un’edizione - rinnovata nei criteri di scelta delle sezioni e curate da un nuovo comitato di selezione composto da Fabio Bo (coodinatore artistico) e da Angelo Acerbi, Margherita Giacobino, Alessandro Golinelli oltre che dai consulenti Christos Acrivulis, Flavio Armone, Nancy K. Fishman, Simone Morandi - il Festival ha cercato di conciliare l’esigenze del pubblico con una offerta variegata di film, pellicole aperte alla sperimentazione e classiche nella narrazione e con uno sguardo particolare all’impegno sociale e alla tematica dell’affettività. E inoltre ha focalizzato la sua attenzione su alcuni temi dibattuti dalle comunità gay internazionale quali la religione, l’omofobia, il rapporto tra genitori e figli, il senso di appartenenza e di solidarietà della grande famiglia Glbt di tutto il mondo.
Durante la serata conclusiva del Festival, condotta da Fabio Canino, che ha visto in programma oltre 170 film, sono stati consegnati i premi della giuria e del pubblico.
Il Sud America è il paese pluripremiato di questa edizione aggiudicandosi quattro premi sui sette complessivi del Festival.
La giuria del concorso lungometraggi, composta da Peter Cameron, Ivan Cotroneo, Eytan Fox, Patricia Rozema e Cesare Petrillo ha assegnato il Premio Ottavio Mai al miglior lungometraggio (5.000 euro) all’argentina Lucía Puenzo per El Niño Pez e il Premio Speciale della Giuria a El cuarto de Leo (Leo’s Room) dell’uruguaiano Enrique Buchichio presente a Torino. Il film fa parte della linea Queer Frame della casa di produzione e distribuzione Atlantide Enterteinment che ha anche chiuso l’accordo con MK2 per “El Niño Pez” (The Fish Child).
Ancora all’Argentina il Premio Miglior Documentario (2500 euro con un contributo del Coordinamento Torino Pride) decretato dai giurati Giovanni Anversa, Massimo Fusillo e Xavier-Daniel ad Adopción di David Lipszyck. Al Belgio invece il Premio Miglior Cortometraggio (1500 euro) che la giuria composta da Massimo Fenati, Zvonimir Dobrovic, Roberto Cuzzillo ha assegnato a Vivre ancore un peu… di David Lambert. Anche il Pubblico premia il Sud America preferendo tra i documentari in concorso Dzi Croquettes dei brasiliani Raphael Alvarez e Tatiana Issa. All’Italia e alla Capretta di Chagall della torinese Silvia Novelli va il Premio del Pubblico riservato ai cortometraggi, mentre tra i lungometraggi gli spettatori hanno preferito Children of God di Kareem Mortimer.
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PREMI E MOTIVAZIONI
Concorso Lungometraggi
La giuria composta da Peter Cameron, Ivan Cotroneo, Eytan Fox, Patricia Rozema e Cesare Petrillo ha assegnato i seguenti Premi:
“Le emozioni grezze e le intense relazioni dei tre personaggi sono descritte in un modo tale da coinvolgere immediatamente lo spettatore. La struttura narrativa possiede molti dettagli scelti accuratamente che rinforzano il focus drammatico e che attraverso una inaspettata trama creano momenti di suspence e pura intimità”.
SHEDE DEI FILM VINCITORI
El cuarto de Leo
Leo è un ragazzo ventenne alla ricerca della propria identità sessuale: va dall’analista, con le ragazze non funziona, e con gli uomini ha paura di scoprirsi. Incontra Caro, un’ ex compagna delle scuole elementari in crisi depressiva, di cui era innamorato da bambino, che comincia a rifre- quentare. L’incontro tra i due, il rapporto con il suo coinquilino cannaiolo, la relazione contro- versa con un ragazzo gay contribuiranno a creare scompiglio nella sua vita privata. Inizia come una commedia e poi a poco a poco la vicenda si colora di toni drammatici. L’opera prima dell’ urugua- yano Enrique Buchichio, in parte ispirata alla sua esperienza personale, è un film intimista, quasi indolente nel quale l’omosessualità è solo un aspetto del disagio esistenziale del protagonista. L’uso della camera a mano accentua il clima irri- solto e malinconico della vicenda. Finale aperto.El Niño Pez
Lala, una giovane dei quartieri più esclusivi di Buenos Aires è innamorata di Guayi, la ragazza delle pulizie di vent’anni, d’origine paraguayana, che lavora a casa sua. Sognano di vivere insieme sulle rive del lago Ypoá laddove Guayi è nata. Ma le loro storie personali nascondono segreti ed ambiguità. Anni prima, Guayi ha perduto un bambino e lo ha gettato nel lago (da cui la leggenda del niño pez, il pesce bambino) e non riesce ad assecondare completamente l’interesse della dolce e remissiva Lala, tradendola talvolta anche con gli uomini. Padri e figlie, borghesia e proletariato, quasi la rivisitazione in chiave lesbica del Teorema pasoliniano. Una soap d’autore, un melodramma onirico e morboso, un thriller mozzafiato, una storia d’amore violenta ed esaspe- rata, tratta dall’omonimo racconto scritto dalla stessa regista Lucia Puenzo, figlia di Luis, alla sua seconda prova dopo l’acclamato XXY nel quale recitava l’attrice Ines Efron, qui nel ruolo di Lala.
Coraggiosamente Ricardo e il suo compagno - in piena dittatura militare - hanno adottano un bambino nato nel 1976, Juan. Il bambino s’inte- gra nella nuova casa ma, anno dopo anno, con- tinua ad essere spaventato dal proprio passato. Ricardo ritiene che Juan dovrebbe venire a cono- scenza delle proprie radici e decide di andare alla ricerca dell’identità del figlio, scoprendo che la storia è ben diversa da quella scritta nei docu- menti. Basato su una vicenda vera, i veri protagonisti, per problemi personali, hanno deciso di non prendere parte al film: così il regista, David Lipszyc, ha pensato di metterla in scena, facendola interpretare da attori. Ne viene fuori un’opera singolare e affascinante nella quale gli elementi del documentario, anche le interviste e i footage in super8, si mescolano senza soluzione di continuità a momenti di finzione.
Un adolescente che vive e fa, rumorosamente, sesso col suo amante sopra la panetteria del padre. Pochi padri amano il proprio figlio così teneramente come questo fornaio. E nessuno mai chiederebbe al ragazzo del proprio figlio di sostituirsi a lui, se non costretto. Un lungo, straziante e sublime addio. Un congedo impossibile in cui alla fine si salva solo l’amore.
Attraverso le testimonianze dei suoi protagonisti e ammiratori, la storia di un gruppo di teatro che, con l’arma dell’ironia, si è scontrato contro la violenta dittatura brasiliana degli anni Set- tanta. Avanguardia artistica e pionieri del movimento gay, Dzi Crocquettes, quasi delle Ziegfeld Follies in chiave carioca, hanno cambiato il linguaggio teatrale con spettacoli variopinti e provocatori, spesso censurati dal regime militare. La loro avventura sul palcoscenico ha abbracciato la cultura pop e gay, la rivoluzione sessuale, l’inizio dell’era dell’AIDS stringendo un legame profondo con gli spettatori, eterosessuali compresi. Amati, tra gli altri, da Mick Jagger, Jeanne Moreau, Omar Sharif, Josephine Baker e Liza Minnelli, che divenne un’amica del gruppo e per loro recitò portandoli a Parigi. Tatiana Issa (regista assieme a Raphael Alvarez) è figlia di uno dei componenti del gruppo.
Figli di Dio o di un Dio minore? Succede nelle Bahamas, al sole caldo e tra le meravigliose spiagge dei Caraibi. Tre i punti di vista, e i personaggi, del primo lungometraggio di Kareem Mortimer. Jonny, un giovane bianco e sensibile, frequenta la scuola d’arte ma si sente ancora irrealizzato sia come uomo che come artista. Romeo, un bellissimo ragazzo di colore, nasconde alla sua famiglia la propria omosessualità. Lena, una donna religiosissima con un marito che, a sua insaputa, conduce una doppia vita, invasata dall’odio verso i gay. La splendida isoletta dal nome esotico, Eleuthera, diventa teatro d’una storia drammatica, d’uno scontro di individualità e di (istanze di) civiltà, dove collidono violentemente le passioni. Amore, solitudine, segreti inconfessabili, razzismo e sessismo (capovolti) e, soprattutto, l’omofobia, l’intollerabile piaga che affligge, inquinandone la bellezza, i paesi caraibici.



