Ieri la Corte costituzionale ha rigettato il ricorso del governo contro l'articolo 48 della finanziaria della Regione Emilia-Romagna che garantisce piena parità di accesso ai servizi a tutte le famiglie, e quindi anche alle coppie di fatto di gay e lesbiche, senza distinzione di status giuridico o di orientamento sessuale.
“Siamo molto soddisfatti”, spiega Paolo Patanè, presidente di Arcigay, “il pronunciamento della Corte, testimonia che il paese è più avanti dei suoi amministratori e pronto ad accogliere leggi laiche che garantiscano diritti-doveri alle famiglie di gay e lesbiche. Proprio per questo Arcigay, con Certi Diritti e Rete Lenford si stanno rivolgendo ai tribunali per l’acquisizione di diritti: se non ci arriveranno risposte dai politici ci arriveranno dai giudici e siamo in attesa di una sentenza della Corte europea dei diritti umani di Strasburgo relativa al caso di una coppia gay che vive in Italia composta da un cittadino italiano e uno australiano”.
“Il rigetto di ieri – continua Patanè - è anche la miglior risposta che merita il Papa , che non perde occasione per sollecitare la discriminazione delle coppie gay e che, proprio oggi, ricevendo gli amministratori di Roma e Lazio ha chiesto di non “Approvare forme di unione che snaturano l'essenza e il fine della famiglia. Quelle norme già sono approvate e sono o perfettamente in linea con il nostro ordinamento”.
La soddisfazione per il rigetto del ricorso è espressa anche dai leader del movimento gay locale (Arcigay, Arcilesbica, Agedo e MIT) che ha speso molte energie nella formulazione e a sostegno dell’approvazione proprio dell'art.48 della Legge Regionale 24/2009.
Flavio Romani, di presidente regionale Emilia romagna di Arcigay spiega: “La via emiliana ai diritti uguali per tutti si è dimostrata ancora una volta vincente, Vasco Errani dà una lezione a Berlusconi rispetto a una visione inclusiva della società, e gli insegna anche cosa significhi collaborare con le parti sociali, ascoltare bisogni e rivendicazioni e trovare una soluzione ottimale. Ora che il lungo e unitario sforzo è stato premiato anche dalla Consulta, chiediamo alla Regione Emilia-Romagna di riempire di contenuti e di azioni concrete i nobili concetti antidiscriminatori che fanno parte della legge e che portano la nostra regione ad allinearsi alle più avanzate nazioni europee”.
Per Flavia Mesaschi, di Agedo, l’associazione di genitori e amici di omosessuali “la decisione della Consulta che produce effetti pratici tangibili ad esempio nell'assegnazione degli alloggi in Emilia Romagna. Finalmente un importante riconoscimento formale verso la parificazione dei diritti nei riguardi dei nostri figli”.
Porpora Marcascianodel MIT, il movimento identità transessuale, aggiunge: “Il lavoro che le associazioni LGBT svolgono da sempre in Emilia Romagna ha prodotto importantissimi risultati nella conquista dei diritti, lavoro e risultati che la logica del governo vorrebbe negare, la decisione della Consulta conferma che le conquiste per i diritti civili sono incontestabili, fanno parte della storia e non possono essere bloccate da politiche conservatrici".
“Con questa importante vittoria”, concludono gli esponenti del movimento, “vogliano ricordare l’impegno di Macella Di Folco, e ne onorano la memoria ricordando la proverbiale tenacia e caparbietà dimostrata anche nell’occasione dell’approvazione della legge regionale”.
Dichiarazione di Sergio Rovasio, segretario nazionale dell’Associazione radicale Certi Diritti:
“La sentenza della Corte, dimostra che la strada intrapresa da alcune amministrazioni locali e regionali, di concreto riconoscimento dei diritti per le forme familiari non matrimoniali, è giusta, e dà i suoi frutti. Si deve continuare sul solco tracciato dal Comune di Torino, dalla Regione Emilia Romagna, dai tanti altri Comuni e Province che con iniziative singole (contro l’omofobia, a favore dei diritti delle unioni civili, ecc.) dimostrano che in questo paese le riforme si possono fare, e che sono perfettamente costituzionali e che costituiscono concreti passi avanti verso la piena uguaglianza di tutti e tutte di fronte alla legge. La Corte Costituzionale ha di fatto azzittito gli esponenti del fondamentalismo politico e religioso, anche del Governo, sempre pronti a promuovere odio e discriminazione”.



