Il ricorso contro tale divieto era stato presentato a Strasburgo da Nikolas Alekseev, attivista LGBT, recentemente arrestato dalla polizia russa e sottoposto a forti pressioni per il ritiro della causa alla Corte Europea. In quell’occasione, la grande mobilitazione della comunità LGBT internazionale, alla quale Arcigay partecipò scrivendo all’ambasciatore italiano a Mosca, costrinse la polizia russa a rilasciare Nicolas ed evitò il peggio.
Oggi la Corte Europea dei diritti dell’uomo afferma chiaramente che, anche nella Russia autocratica di Putin e Medvedev, i diritti di lesbiche, gay, bisessuali e transessuali devono essere garantiti e la libertà di espressione e associazione non può, per nessuna ragione, essere messa in discussione.
Arcigay si congratula con Nikolas e con tutta la rete di attivisti di Human Rights Project GayRussia per il prezioso lavoro fatto e per il coraggio di portare le proprie convinzioni fino in fondo senza farsi intimidire.
“Questa sentenza è un richiamo principale all’ex sindaco di Mosca Yuri Luzhkov e ai suoi alleati autoritari ancora al governo della Federazione Russa” dichiara Stefano Bucaioni, responsabile relazioni internazionali di Arcigay. “E' un enorme imbarazzo per i vertici russi, questi personaggi sono stati riconosciuti colpevoli della violazione della Convenzione europea dei diritti dell'uomo e i divieti ai Pride sono stati dichiarati illegali.”
"Questa è una vittoria sorprendente” continua Bucaioni “Nikolas e il gruppo di attivisti di LGBT Human Rights Project GayRussia hanno dimostrato che autocrazia e omofobia possono essere vinte anche in realtà estremamente ostili come quella Russa. Il loro è un grande esempio che dovrebbe far riflettere anche qui in Italia, dove i pride non vengono vietati ma l’omofobia e’ ancora forte e va combattuta con forza, convinzione e unità.”
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Stefano Bolognini
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