No del 50% degli Istituti scolastici alla somministrazione agli studenti di un questionario sull’omofobia e decine di storie di vittime di bullismo omofobico: saranno questi tra gli elementi della presentazione della prima ricerca nazionale sul bullismo omofobico nella scuola italiana di mercoledì 7 luglio a Roma, presso il Centro Congressi Cavour in Via Cavour 50/a dalle ore 10.
La ricerca realizzata da Arcigay, la maggior associazione di gay e lesbiche italiani, nell’ambito di un progetto co-finanziato dal Ministero del Lavoro, Salute e Politiche Sociali, teso alla creazione di interventi per la prevenzione del bullismo di origine omofobica, nella scuola superiore è prima ed unica nel suo genere in Italia.
Nel corso del seminario il dott. Gabriele Prati, dell'Università degli studi di Forlì, offrirà dati aggiornati sulla diffusione del bullismo antigay tra adolescenti e un quadro nazionale chiaro del fenomeno fino ad ora raccontato per via aneddotica o sulla base di ricerche europee o interregionali. Il quadro sarà la premessa per lo studio e l’implementazione di strategie istituzionali utili a prevenire il disagio degli studenti omosessuali (e non) nella scuola e nel gruppo dei pari dove sovente sono vittime di discriminazione e pregiudizio.
Interverranno: Maura Chiulli (Segreteria Naz. Arcigay – Sett. Scuola), dott. Gabriele Prati (Università di Bologna - Supervisore scientifico della ricerca), Marco Coppola e Fabio Saccà (Arcigay - Coordinatori del Progetto), Paolo Patanè (Presidente Nazionale Arcigay)
Modererà l’incontro il dott. Rosario Murdica (Coordinatore Naz. Progetti Arcigay).Saranno inoltre presenti rappresentanze de: Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, Ministro delle Pari Opportunità, Ministro della Gioventù, UNAR - Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali.
Scuola. Arcigay: 100 storie di vittime di bullismo omofobo nella prima ricerca nazionale sul fenomeno
“Frocio”, “finocchio”, “ricchione”, “checca” e “lesbica di m.” l’armamentario del bullo omofobo continua ad essere ampio e variagato e va a colpire nell’indifferenza: “Certo che i compagni c’erano, erano in gruppo e si divertivano a sfottere in gruppo, nessuno ha detto nulla perché temeva di essere additato come gay o perché sarebbero stati fuori dal gruppo”.
Le storie delle vittime di bullismo che emergono dalla Prima ricerca nazionale sul bullismo omofobico di Arcigay, presentata oggi a Roma, gettano luce finalmente sull’orrore quotidiano che si vive nella scuola italiana.
Ci sono le mense, l’ora di educazione fisica (“Educazione fisica mette in luce i modi “femminili” che riesco a nascondere durante le altre ore… Personalmente faccio di tutto per evitare le ore di educazione fisica”), ma anche le ore di lezione, luoghi principe che fanno scattare la violenza del bullo.
E già alle scuole medie il fenomeno appare in tutta la sua virulenta gravità: “La prima derisione l’ho ricevuta all’età di 13 anni in seconda media poiché vesto e mi atteggio in maniera mascolina. Molti mi chiamavano “lesbica de merda”. Da allora sono iniziate le prese in giro e adesso che sto alle superiori mi ritrovo a dover fronteggiare molte più persone che agiscono malamente nei miei confronti. Alcuni mi avrebbero voluto picchiare ma sono stata fortunata e non li ho (ancora) incontrati”. Alle scuole superiori non va meglio ai ragazzi: “son stato preso di mira da ragazzi più grandi, finiti nella mia classe per bocciature varie, ed ogni giorno erano insulti, derisioni pubbliche verbali e fisiche, come il tenermi fermo per mimarmi “addosso” un rapporto sessuale”.” Le aggressioni verbali e fisiche hanno spesso conseguenze irreparabili: “Andavano dalle semplici offese verbali a sputi e calci. Fino a simulazioni di violenza sessuale su di me, nei corridoi della scuola o negli spogliatoi. Mi prendevano la testa e la spingevano contro i loro genitali al grido di “succhia frocio”, mi urinavano addosso per poi andarsene come se nulla fosse. Danneggiavano costantemente il mio materiale scolastico, che veniva buttato nel gabinetto, calpestato o gettato dalla finestra. E verso metà del quinto anno, siamo arrivati anche alle minacce di morte, che sono state causa di un mio tentato suicidio e il mio successivo ritiro da scuola”.
E sulla base di dati scientificamente provati Arcigay, per voce del suo presidente Paolo Patanè chiede: “un impegno definitivo alle Istituzioni nel contrasto del bullismo omofobo e il sostegno alle vittime anche con il potenziamento degli Osservatori permanenti sul bullismo (istituiti con D. M. n. 16 del 05/02/2007 e, più in generale, è urgente che i Ministeri competenti promuovano politiche e iniziative specifiche”.
Secondo il Presidente della maggiore associazione gay italiana “una buona scuola lo è soprattutto grazie alla capacità di formare buone cittadinanze nel rispetto assoluto della personalità di ciascuno. Una buona scuola condanna il bullismo omofobo e deve accogliere tutte le iniziative utili a contrastarlo”.
Per informazioni:
Fabio Saccà 3491777021
Marco Coppola 3465349203



