Apprendiamo con soddisfazione che l’Ordine degli psicologi della Lombardia ha condannato tutto il ciarpame parascientifico che va sotto il nome di “terapie riparative”, quei modelli terapeutici che vorrebbero inutilmente convertire gli omosessuali in eterosessuali.
Lo stop alle terapie riparative, che segue quello dell’Ordine degli psicologi del Lazio (““Le terapie riparative non esistono. E’ come se un eterosessuale seguisse corsi terapeutici per diventare omosessuale”), viene a seguito di un esposto presentato da Arcigay all’Ordine lombardo.
“E’ un pronunciamento di particolare valore”, spiega il presidente di Arcigay Paolo Patanè, “perché giunge a pochi giorni dalla Giornata Mondiale contro l’omofobia, su cui Arcigay è impegnata in decine di piazze in Italia, istituita proprio in occasione della cancellazione dell’Organizzazione mondiale della sanità dell’omosessualità dalle malattie mentali nel 1973. Sappiamo che rari psicologi e psicoterapeuti italiani agiscono all’ombra delle parrocchie per convertire omosessuali in eterosessuali generando enormi sofferenze ai gay e assurde speranze nei familiari e perpetuano stereotipi e pregiudizi negativi sulla base di credenze morali e religiose che partono dal presupposto errato e falso che l’omosessualità sia una malattia”.
“Continueremo a lavorare” aggiunge Rebecca Zini, responsabile salute di Arcigay, “perché pronunciamenti come questi siano un punto di riferimento per coloro che svolgono la professione di psicologi, pedagogisti, assistenti sociali e psicoterapeuti. Linee guida certe ed inoppugnabili sono una garanzia perché gay e lesbiche che si affidano a professionisti nella difficile fase di accettazione possano trovare un valido supporto piuttosto che ostacoli e pregiudizi”.
Paolo Patanè – Presidente Arcigay
Rebecca Zini – Responsabile salute Arcigay



