Non arriverà prima del 12 aprile la decisione della Consulta sulla costituzionalità del rifiuto dei Comuni a celebrare matrimoni tra coppie dello stesso sesso. Lo riferiscono fonti giudiziarie. (fonte reuters.com)
Dopo la discussione in udienza pubblica di ieri, i giudici - precisano le fonti - esamineranno la questione dei matrimoni gay in camera di consiglio nella settimana di lavoro che inizia il 12 aprile.
La vicenda che nell'udienza di ieri è stata presa in esame dai giudici costituzionali è quella di due coppie di Venezia e Trento, assistite dall'associazione radicale Certi Diritti e dalla Rete Lenford - avvocatura per i diritti lgbt (lesbiche, gay, bisessuali e transgender).
Circa un anno fa una coppia di omosessuali ha presentato al Comune di Venezia, dove risiede, la richiesta di pubblicazioni per procedere al matrimonio, ricevendo in risposta un preciso 'no' per la "ritenuta estraneità all'ordine giuridico italiano dell'istituto del matrimonio tra persone dello stesso sesso".
La coppia ha preso la strada del tribunale, dove i giudici - primi in Italia - hanno sollevato la questione davanti alla Corte costituzionale.
Quel rifiuto - hanno scritto i giudici nel provvedimento di rinvio alla Consulta - non ha "alcuna giustificazione razionale", ma si tratta di una norma "implicita nel nostro sistema che esclude gli omosessuali dal diritto di contrarre matrimonio con persone dello stesso sesso". In questo modo sarebbero stati violati, secondo il tribunale, molti principi costituzionali, primi fra tutti gli articoli 2 (diritti fondamentali dell'uomo) e 3 (uguaglianza).
La Corte costituzionale potrebbe pronunciarsi in diversi modi: oltre che dare ragione o torto ai ricorrenti, potrebbe richiedere un intervento del Parlamento o indicare alcuni principi lungo i quali il legislatore si possa muovere.



