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11 Feb
ROMA: 12 BACI SULLA BOCCA
K2_WRITTEN_BY_MALE Redazione DeeGay |
Pubblicato in News
 

TEATRO BELLI dall’11 al 21 febbraio 2010 ore 21.00 (domenica ore 17.30; lunedì: risposo) Piazza Sant'Apollonia 11/a - 00100 ROMA tel. 06 58 94 875 . ( fonte napoligaypress.it)

 

 

 

 

Decimopianeta presenta

12 BACI SULLA BOCCA

di Mario Gelardi






con Francesco Di Leva, Stefano Meglio, Andrea Vellotti

Luci Ettore Nigro, scene Roberta Mattera, costumi Giovanna Napolitano, aiuto regia Giuseppe Gaudino
regia di Giuseppe Miale di Mauro

Napoli, anni 70.  La provincia soffocante e a volte disorientante napoletana. Stradone di paese isolate che a volte portano solo ad uno di quei ristoranti per cerimonie. Strutture barocche decorate con finto stucco veneziano, con statue e laghetti con i cigni.


Per qualcuno sposarsi in questi luoghi è una grande aspirazione. Il conflitto politico e sociale che divide il paese sembra lontano da queste terre. In questo ambito nasce “12 baci sulla bocca” che racconta l’incontro-scontro tra Emilio, lavapiatti dai modi e dal linguaggio diretto e Massimo, fratello “ripulito” del proprietario di un ristorante.


Massimo si sta per sposare con l’unica donna che ha avuto nella sua vita, è a quel punto della vita in cui o ti lasci o ti sposi, Massimo si sposa.  Emilio è giovane, diretto, ed è “ricchione”, perché era l’unico termine usato a Napoli per identificare un omosessuale, Emilio è solo. L’omosessualità in Emilio si veste di forte e aggressiva mascolinità che riesce a scardinare l’omosessualità assopita malamente da Massimo. I loro incontri sono violenti al limite dello scontro fisico. I due ragazzi si nascondono, ma quel rapporto così controverso, rappresenta forse, l’unico momento di vero sentimento nella loro vita.


Il loro è un ambiente in cui non è permessa alcuna diversità, vigono leggi sociali e di branco che non permettono nulla al di fuori di una prassi consolidata. Ma gli occhi di Antonio, fratello di Massimo, lo guardano dentro, sanno molto di più di quel fratello di quanto lui pensi. In quell’ambiente i problemi si risolvono in maniera spicciola ed uno come Massimo, non può certamente essere un “ricchione” di paese.


Abbiamo pensato di ambientare questa storia negli anni settanta, per costruire un tessuto emotivo ancora più claustrofobico. E’ la fine del 1975 e la storia del paese è caratterizzata dalla morte di Pier Paolo Pasolini.
 

Dopo il lavoro fatto con Gomorra, abbiamo voluto mettere a frutto la nostra esperienza in una storia di pura finzione. Una vicenda che parte dalla periferia della nostra terra, dove il tempo sembra essersi fermato, dove, al di la di una finto progressismo, ci sono ancora leggi sociali antiche. Un’atmosfera sudata, che ha l’eco della musica popolare degli anni settanta, che vive di squarci di luce, sul nero dei giorni e di quelle vite.


Mario Gelardi e Giuseppe Miale Di Mauro




per info e contatti: Luca Mercogliano Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. | 349 37 14 815