Ha debuttato il 20 gennaio e resterà in cartellone fino al 26 lo spettacolo "Vincent River - Sodoma e Gomorra alla stazione Shoredicth" di Philip Ridley con adattamento e regia curati da Carlo Emilio Lerici. Lo spettacolo anticipa la rassegna di teatro omosessuale "Liberi Amori Possibili".
"Vincent River" parla di scottante attualità. Parla di omofobia. Nella periferia londinese si incontrano una donna, madre di Vincent River un ragazzo gay trovato morto in un luogo frequentato da omosessuali, e Davey il giovane che ha trovato il corpo senza vita della vittima. Lei è costretta a cambiare casa per l'ostilità del vicinato mentre, lui, la segue perchè non riesce a cancellare dalla sua mente il volto di Vincent. Le diffidenze cadono tra un bicchiere di gin e l'altro e le emozioni miste ai ricordi porteranno ad un tragico finale. Abbiamo incontrato il regista Carlo Emilio Lerici.
Perchè ha scelto questo testo? Qual è stata la spinta motivazionale?
Avevo già lavorato su un testo di Ridley (Mercury Fur), è un autore che adoro perchè fa un teatro di parola e di emozioni, dove il mio intervento è necessario solo a creare la giusta atmosfera dove lasciar scorrere i dialoghi. I testi di Ridley hanno una forza evocativa nelle parole che permette allo spettatore di entrare nello spettacolo sentendosi completamente avvolti e coinvolti.
Quali sono stati i cambiamenti e le parti che ha preferito evidenziare dal testo originale?
Essendo figlio di un autore teatrale ho un sacro rispetto per i testi e quindi difficilmente opero dei cambiamenti. In questo caso ho soltanto tagliato alcune cose che mi sembravano meno importanti (non più di 4 o 5 pagine). Ho cercato poi di evidenziare il senso del testo soprattutto nella scenografia e nel finale. Sulla scena c'è una grande finestra con i vetri "appannati" che sovrasta tutto, a segnare l'isolamento nella quale si trovano i due protagonisti, e ci sono soltanto delle scatole, tra cui alcune aperte e la maggiorparte chiuse, a segnare le cose che ci portiamo dietro (e dentro) e che non sempre riusciamo a tirare fuori. E poi nel finale faccio rimettere alla madre tutti gli oggetti appartenuti al figlio dentro una scatola e la chiusura della stessa segna metaforicamente la definitiva chiusura della bara. Finalmente il figlio può riposare in pace.
Come definirebbe i due protagonisti? Quali sono i caratteri predominanti?
Soffrono ed amano entrambi. E questo li ha portati inesorabilmente ad incontrarsi. Alla fine si separano per sempe, ognuno dei due portandosi dietro il proprio dolore per un grande amore perduto.
Ha mai pensato di ambientare la storia nella periferia di Roma, teatro di un'estate omofoba, piuttosto che a Londra?
Non credo che l'adattamento a una realtà nostrana sia utile a migliorare la percezione di una tragedia. La gravità di un crimine come quello raccontato nello spettacolo è uguale a Londra come a Roma o in qualsiasi altra parte del mondo, la forza del testo è proprio questa: diventa universale.
Pensa che questo spettacolo aiuterà a fare un passo avanti per uscire dal vortice dell'omofobia?
Per risponderti posso citare proprio Ridley che in un'intervista ha detto di essere molto contento che questo testo venga rappresentato in tutto il mondo perchè solo attraverso la riflessione possiamo cercare di uscire dal "medioevo" nel quale siamo precipitati
Dal 20 al 26 gennaio 2010
Teatro Belli - Trilly Produzioni
VINCENT RIVER
Sodoma e Gomorra alla stazione di Shoreditch
di Philip Ridley
adattamento e regia Carlo Emilio Lerici
con Francesca Bianco e Michele Maganza
scene Giorgio Baldo
musiche Francesco Verdinelli



