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08 Nov
ANCORA UN APPUNTAMENTO LEGATO AL GENDER BENDER
K2_WRITTEN_BY_MALE Gaspare Baglio |
Pubblicato in News Ultima modifica Domenica 08 Novembre 2009 18:27
 

altLunedì 9 novembre Teatri di Vita (via Emilia Ponente, 485) ospita l’omaggio che GENDER BENDER, in collaborazione con LUO (Libera università omosessuale), CENTRO DI DOCUMENTAZIONE IL CASSERO e TEATRI DI VITA, dedica all’annivesario dei 20 anni della caduta del Muro di Berlino con la proiezione di Ein Traum in Erdbeerfolie – Comrade Couture, un film di Marco Wilms.

 

 

Un viaggio nello stupefacente universo parallelo di quegli stilisti e artisti che furono maestri nell’arte della sopravvivenza creativa a Berlino Est tra la fine degli Anni ’70 e il 1989. Durante quegli anni a Berlino esisteva un milieu artistico underground in cui era possibile essere originali e provocatori nonostante le restrizioni della RDT. Il film racconta i desideri, le passioni i progetti vissuti e recitati all’ombra del Muro di Berlino dalla stilista Sabine von Oettingen, il fotografo Robert Paris, lo stilista e parrucchiere Frank Schäfer e molti altri che, a distanza di circa venti anni, si riuniscono ancora una volta in una festa sovversiva. Ein Traum in Erdbeerfolie è un documentario pieno di humour e ironia, che esalta la creatività come motore vitale, e il desiderio inestinguibile di una
libertà individuale.

A Berlino, al Kunstgewerbemuseum, ha appena aperto una mostra che racconta come la moda sia più che
tendenze e frivolezza. In certe società, a certe condizioni, in certi momenti, può significare protesta, libertà,
ribellione. Ai tempi non lontani della DDR, gruppi di stilisti clandestini come Allerleirauh e CCD servivano
a tenere in vita la rabbia di molti. Inventare abiti fatti con i sacchi con cui negli ospedali si avvolgono organi e intestini serviva a dire che si era vivi, anche se l’occhio della Stasi non ti mollava mai. E il trucco dark
e cupo delle modelle che indossavano gli abiti di certe sfilate underground raccontava di una gioventù molto
più rabbiosa di quella che batteva record nelle piscine e negli stadi.

Il regista Marco Wilms, che nella DDR si trovò a lavorare come modello all’Istituto della Moda, fa rivivere quel mondo fantastico che si agitava sotto la superficie quieta e restrittiva della Germania dell’Est, dove l’unico modo per sentirsi vivi era cercare di distinguersi dalla massa creandosi un proprio stile e una propria individualità. Wilms rintraccia gli eroi della sua giovinezza: la designer Sabine von Oettingen, il fotografo Robert Paris, lo stilista e coiffeur Frank Schäfer, organizzando, a due decenni di distanza, un party sovversivo a cui prendono parte tutti i membri e gli amici dei leggendari “fashion theatre” d’avanguardia di Berlino Est, lo Chic Charmant und Dauerhaft e l’Allerleirauh.

L’appuntamento a Teatri di Vita conclude la 7° edizione di GENDER BENDER, festival internazionale ideato e diretto da Daniele Del Pozzo, dedicato alle nuove rappresentazioni del corpo e agli immaginari contemporanei prodotti dagli artisti intorno alle identità di genere e di orientamento sessuale. Il Festival ha ri confermato il grande successo di pubblico e di stampa delle scorse edizioni. Importanti nomi e tante anteprime nazionali teatrali e cinematografiche hanno caratterizzato questa edizione, dedicata all’immagine della donna e ai nuovi modelli non stereotipati del femminile.
Il “tutto esaurito” si è registrato in quasi tutti gli appuntamenti, dai party agli spettacoli performativi, dal cinema alle conferenze. Strepitoso il successo dell’incontro con Michela Marzano nell’Aula Magna di Santa Cristina, ghermita di un pubblico attento e interessato.
Applausi a scena aperta per le performance teatrali, che hanno visto ospiti internazionali, quali la coreografa olandese Ann Van den Broek con lo spettacolo in prima nazionale Co(te)lette e Carlotta Sagna con Tourlourou.
Grande partecipazione di pubblico anche alle proiezioni cinematografiche del Lumière, che ha ospitato registi e attori da tutto il mondo, e alle proiezioni al MAMbo, dove si è svolta la sezione video dedicata alle Arti Visive che ha gettato uno sguardo approfondito all’arte underground newyorkese a cavallo tra gli Anni ’80 e ’90.

Il Cassero Gay Lesbian Center realizza da più di venticinque anni progetti dedicati alle differenze di orientamento e identità sessuale. Svolge in Italia un ruolo di primo piano in campo culturale, artistico, politico e sociale con l'obiettivo di promuovere la cultura dei diritti e delle libertà civili delle persone gay, lesbiche e transessuali. Nel 2002 ha ricevuto dal Comune di Bologna una nuova sede all'interno della Manifattura delle Arti, il nuovo polo culturale di Bologna.
 

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