Avete presente la destra di una volta, quella per capirci «Dio, Patria e Famiglia»? Ebbene, scordatevela. Se non è stato un stato un fuoco fatuo di inizio autunno, il messaggio che l'altra sera è stato lanciato da Casapound, la roccaforte più nera della Capitale è di quelli che possono segnare una svolta.
Su una cosa, però, quelli di Casapound non transigono: «Siamo del tutto contrari ad ogni ipotesi di adozione di bambini da parte di coppie gay». Ma questo sarebbe forse chiedere troppo nella serata delle sorprese, durante la quale i neri dell'Esquilino hanno polverizzato Pacs e Dico in un colpo, ottenendo il plauso di Concia. La quale, a fine serata, si farà scappare: «Questo documento potrebbe benissimo essere una mozione congressuale del Pd. Diciamo pure che è più avanti di quella di Bersani». Parlare di sintonia forse è troppo. Ma di convergenze con i puri e duri della destra ce ne sono state molte durante la discussione, che ha coinvolto i presenti. Al tavolo degli ospiti c'era anche Enzo Raisi, deputato Pdl ex di An. Concia si era portata dietro il manifesto dell'Arci contro il razzismo che la ritrae con il collega di colore Jean Leonard Touadi e lo ha piazzato in bella vista. Poi ha sollecitato a più riprese i suoi interlocutori a passare dalle parole ai fatti: «Con le vostre proposte avete aperto un varco. Ora mi aspetto dei gesti politici coerenti», ha detto. Risposta di Davide Di Stefano, Blocco studentesco: «Non siamo omofobi né razzisti. Non siamo mai stati condannati né indagati per reati legati alla discriminazione sessuale, razziale o religiosa. Non siamo il Ku Klux Klan. E il suo collega Touadi è lo zio di un ex militante del Blocco». Rotto il ghiaccio, la serata è filata via senza scosse. «I documenti vanno bene ma ora vogliamo anche i fatti», ha detto Daniele Sorrentino dell'Arcigay. «Il documento è l'inizio di un percorso. L'apertura mentale che si riscontra qui non si riscontra altrove», ha aggiunto Guido Allegrezza, legato a Glbt, movimento gay internazionale. Replica sconcertata di Adriano Scianca, responsabile culturale di CasaPound: «Ora non ci chiedete di diventare l'Arcigay bis». Alla fine, sembrava una rimpatriata fra vecchi amici.
Ma i nodi restano. «Sono perplesso. Non capisco se c'è stato un percorso serio o è solo una trovata», si è chiesto Ivan Scalfarotto, volto noto del Pd. Si vedrà. Intanto, a CasaPound già si lavora al prossimo colpaccio: andrà in scena il Che, l'icona più icona della sinistra.



