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21 Jul
COPPIE GAY: ANCHE L’AMORE E' CLANDESTINO
K2_WRITTEN_BY_MALE Redazione DeeGay |
Pubblicato in News
 

Doug McCall, 51 anni, psicologo neozelandese da dieci anni è il compagno di Roberto Taddeucci. I due dal 2004, tornati dalla Nuova Zelanda, hanno vissuto in Toscana. Ma a Doug viene negato un permesso di soggiorno per motivi familiari: in Italia non è riconosciuta la convivenza tra persone dello stesso sesso e dunque (fonte gaynews.it)

non è ammesso il ricongiungimento familiare. Doug resta un clandestino. I due dopo anni di lotte – chiamando in causa anche la Corte europea dei diritti dell’uomo – hanno deciso di vivere ad Amsterdam, raccontando la loro storia in un convegno del Genova Pride.

Tempi duri in Italia per i clandestini. Tali restano anche quanti essendo extracomunitari si innamorano di una persona dello stesso sesso italiana e, pur riuscendo a regolarizzare l’unione in un paese che riconosce le coppie gay, restano per noi solo «amici», non avendo titolo per ottenere un permesso di soggiorno per motivi familiari.

TEMPI DURI IN ITALIA



«Alcune coppie si sono rivolte a noi per chiedere come evitare la clandestinità di uno dei due partner ed è molto complesso dar loro una mano», dichiara Salvatore Marra, responsabile Ufficio Nuovi Diritti Roma e Lazio. «Il caso più interessante è stato quello di una coppia composta da un cittadino brasiliano e un italiano, che abbiamo gestito insieme al Dipartimento Immigrazione. I due hanno contratto una sorta di Pacs nel Regno Unito e al ritorno hanno intrapreso la strada del ricongiungimento familiare, che è fallita. Hanno tentato invano anche di ottenere un permesso di studio. Alla fine, rivoltisi a noi, abbiamo consigliato loro di fare domanda tramite decreto flussi e assumere il compagno come assistente domestico. È stato il suocero ad assumere il ragazzo, poiché il suo partner non aveva i requisiti reddituali minimi richiesti dalla legge».

O NASCOSTE O «ASSUNTE»



Marra ci parla anche di Gianna, cittadina italiana, e Karina, cittadina moldava e del loro amore clandestino, di un problema, che esiste anche per le coppie etero, le quali però possono far ricorso al matrimonio. Mentre ai gay e alle lesbiche resta solo una strada: o clandestini o badanti. «L’unica via legale per permettere alla persona convivente la permanenza regolare in Italia è la richiesta di assunzione tramite il decreto flussi (della Bossi-Fini). Il decreto è annuale e il numero dei nuovi ingressi è stabilito dal Governo ed è sempre sottostimato rispetto alle richieste dei datori di lavoro». Il primo ostacolo è la paura: «È forte la paura di diventare clandestini in un Paese sempre più razzista e omofobo. Poi ci sono i cavilli burocratici e legali che aspettano chiunque abbia necessità di percorrere l’iter della regolarizzazione. Passare tramite decreto flussi è come vincere all'enalotto». Non è tutto: le nuove misure in termini di sicurezza hanno introdotto il reato di clandestinità e penalizzazioni per i finti datori di lavoro: «Le nuove disposizioni ci preoccupano. Le dichiarazioni di Guglielmo Epifani e Morena Piccinini durante tutto l'iter parlamentare del Decreto Sicurezza l'hanno esplicitato. Siamo contro i muri eretti fra diversi – conclude -. Ancora più preoccupante la situazione nei casi delle coppie omosessuali perché oggi avere un amante colf può costare fino a 6 anni di carcere, ammesso che si riesca a dimostrare che non sia legittimo innamorarsi di un/a colf dello stesso sesso!».