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22 Oct
NUOVE ACQUISIZIONI PER QUEER FRAME
K2_WRITTEN_BY_MALE Gaspare Baglio |
Pubblicato in Cultura
 
Queer Frame annuncia questa settimana l'acquisizione di 8 nuovi titoli. 8 titoli di genere diverso, che raccontano storie tra loro lontane geograficamente, culturalmente e a volte temporalmente, tutte comunque riconducibili ai temi della passione umana e dei conflitti e contraddizioni dell'ambiente circostante.
 
 
 
Dalla Grecia arriva Strella, il film che ha sorpreso il Festival di Berlino nel 2009, la storia d'amore tra una transessuale e suo padre, un film che mischia toni cupi e tragici a improvvisi ed esilaranti momenti di puro surrealismo. Strella racconta un paese in cui il passato è tanto vivo quanto la sua attualità, in cui il bisogno di un'identità europea e di una nuova scala di valori è più pressante che mai. Per realizzare questo film, il regista Panos H. Koutras si è visto obbligato a fare tutto da solo ma è riuscito comunque, in barba a tutte le case di produzione che gli hanno detto "no", a realizzare un'opera complessa ed interessante, resa credibile anche grazie alla straordinaria interpretazione della sua protagonista.
 
Da Israele arriva invece Eyes Wide Open di Haim Tabakman, sicuramente uno dei film più belli della passata stagione (presentato a Cannes 2009 nella sezione Un Certain Regard). L'amore gay (impossibile?) tra ebrei ed ortodossi fa da sfondo alle vicende di Aaron, macellaio kosher in un quartiere ebraico ultraortodosso di Gerusalemme, che alla morte del padre assume come aiutante il giovane e bell’Ezri. A poco a poco succede quello che, secondo i precetti dell’ultraortodossia ebraica non dovrebbe accadere: Aaron si sente attratto da Ezri, che lo ricambia. Dopo un primo tentativo di “resistere” alla passione incombente i due cedono e si abbandonano all’amore. La faccenda, però, non passa del tutto inosservata.
 
Dalla Spagna c'è poi il nuovo film di Miguel Albaladejo (Cachorro): si tratta di Nacidas para sufrir - Nate per soffrire, un film tutto al femminile in cui Flora, 72 anni, è un'anziana zitella che vive in un piccolo villaggio ed ha passato tutta la vita ad occuparsi dei suoi parenti. La sua unica sorella è morta giovane lasciandole tre nipotine da allevare. Queste, appena raggiunta la maggiore età, hanno abbandonato il villaggio. La sua salvezza è Purina, una donna che in tutti questi anni l'ha sempre aiutata e che lei considera come l'unico membro della sua famiglia... Il film diventa cosi un'irrimediabile commedia romantica, l'amore tra due donne che insieme hanno passato una vita.
 
La regista paraguayana Renate Costa firma con 108 Cuchillo de Palo un interessantissimo documentario su un fatto poco noto da noi in Italia e in Europa in generale: la lista dei 108 omosessuali paraguayani (tra cui suo zio) messi al bando (imprigionati, maltrattati, torturati e umiliati) negli anni ottanta in questo Pase. Siamo di fronte ad un bel lavoro investigativo, in cui emergono contraddizioni e la paura di parlare che ha caratterizzato tutto di periodo di dittatura di Alfredo Stroessner (1954-89).
 
Due storie asiatiche, anche se una di coproduzione tedesca. Si tratta di Ghosted di Monika Treut e di Jay di Francis Xavier Pasion, uno dei titoli più interessanti dell'ultima ondata di registi filippini. Nel film della Treut, una delle pioniere del cinema lesbico, viene messa in scena a storia di un amore, di due culture e di due città: Amburgo e Taipei. Attraverso continui flashback l’artista amburghese Sophie Schmitt rivive il dramma della morte improvvisa, e non chiara, della sua giovane amante taiwanese Ai-ling; il film sembra però dirci che non è possibile delimitare la sfera della vita da quella della morte, e per questo Sophie non si separerà mai da Ai-ling. Anche in Jay siamo di fronte ad un investigazione: Jay, un insegnante gay, viene brutalmente ucciso in quello che sembra essere un omicidio a sfondo sessuale. Prima ancora che la famiglia ne venga a conoscenza, un produttore televisivo (di nome Jay, come la vittima) fa irruzione in casa con una troupe per documentare lo shock e il dolore dei familiari. Il produttore li convince ad autorizzare le riprese della veglia funebre e del funerale per la messa in onda in un “reality show” che, a suo dire, aiuterà a far emergere la verità sul delitto. Diviene presto chiaro però che ciò che lui intende per “verità” ha molto a che fare con la capacità di intrattenimento delle immagini e con le aspettative del pubblico televisivo. Abile orchestratore di questo “reality show” è l’omonimo della vittima, il “giornalista” che sa che “verità” è tutto ciò che funziona in video.
 
In Ça brûle - Al fuoco! della francese e brava Claire Simon e in Plan B - Piano B del regista argentino Marco Berger si parla d'amore: un amor fou, totale e devastante nel primo caso (Livia brucia letteralmente d'amore), costruito a tavolino ma dal sorprendente effetto boomerang nel secondo (il protagonista, lasciato dalla sua ragazza, mette a punto il "Piano B", cioè far innamorare di sè il nuovo fidanzato della sua ex). Sono due vicende accomunabili per la totale libertà e assenza